Su di noi, nemmeno una nuvola (o Che fine ha fatto il riscaldamento globale?)

Cominciamo con le buone notizie: lo zaino non mi pesa, non ha ancora piovuto e l’Inter è passata agli ottavi di Champions.
Le cattive: star da soli la sera fa schifo, i tendini mi si infiammano facilmente (per fortuna a turno, oggi poi che mi sono forzato a bere come un cammello è andata meglio), le vesciche spuntano come funghetti, spesso i posti dove dormo non sono granché caldi,  e soprattutto mi si è rotta la zip della felpa. Ma la vera tragedia è un’altra; la sera sono costretto a fare una cosa che ho sempre aberrato: vado in giro con i sandali… e i calzini…

Settimo giorno di cammino, San Quirico d’Orcia (la Val d’Orcia? Grazie, o savie genti tosche, grazie). Una settimana se n’è andata che mi pare ancora di starmi ad allacciare le scarpe a Terni. Morale sulle montagne russe: passo da titanismo sguaiato a stati di timore e scoramento infantile; la costante è il cammino, l’atto del camminare intendo. Camminare mitiga. Col freddo, col caldo, in salita, in discesa: alla fin fine tutto ruota intorno a quell’atto che si prende tutto il corpo in braccio, detta il ritmo al sangue, al respiro e al cervello e non c’è modo di stonare. Stamane (sì, parlo toscano) per esempio ero in piena ansia sismica (Radicofani pare un paesino fatto apposta per crollare, accocuzzolato com’è sulla montagna) e mi son messo in marcia alle 7 del mattino da 890 metri; risultato: mi cadevano le dita delle mani dal freddo ma la paranoia era sparita e ridevo in faccia al bianco Monte Amiata (che non ricambiava, anzi, credo mi mostrasse le terga). Nota di colore: durante la colazione al bar sono entrati due tipi; il primo si è sparato mezz’ora di slot machine, il secondo un grappino. Alle sette meno un quarto del mattino. Ah, la vita di paese…

Il freddo, come previsto, non è un grosso problema, la stufa del corpo si attiva dopo meno di mezz’ora di marcia e scalda che è una meraviglia. Ed è bello incontrare genti che sanno cos’è la Francigena e conoscono le esigenze di chi la percorre.
Per quanto riguarda il percorso, più asfalto che sentiero: da una parte riduce le distanze e le possibilità di sbagliare strada; dall’altra aumenta la compagnia delle macchine (che comunque si scansano manco avessi la lebbra) e l’infiammazione dei tendini. Per questi primi giorni, ne preferisco i pregi (e se sei stanco, anche la compagnia delle macchine diventa tale).

Presto nuove foto e qualche umiliante video.

Inconvenienti non considerati #1: cani pastore, vento e terremoti.
Frase ricorrente #2: ma la Manica la fai a nuoto?
Animale guida #2: anguilla

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11 risposte a “Su di noi, nemmeno una nuvola (o Che fine ha fatto il riscaldamento globale?)

  1. la frase ma la manica la fai a nuoto penso neanche io nei momenti migliori a KOPNAVN la potevo dire 🙂 🙂

    daje 🙂

  2. Ti invidio,il mio carattere mi porta ad ammirare chiunque cerca di spingersi…non oltre ma di spingersi,di partire,di provare….bravo ti continuo a seguire.

  3. Avanti così Pa’,
    è uno spettacolo quello che stai facendo. Saluta il Monte Amiata, lascialo alle spalle e un passo dopo l’altro verso la meta. Hai trovato posto a S.Miniato? Perchè se così non fosse posso attivarmi!
    Ciao
    Mario

  4. Ti sto seguendo. Ti leggo. Non ci conosciamo, ma ci uniscono passi da me compiuti e che tu stai compiendo. Ci unisce anche – credo – la passione per l’arte e la scrittura. Questa frase, questa frase è bellissima: “La costante è il cammino, l’atto del camminare intendo. Camminare mitiga. Col freddo, col caldo, in salita, in discesa: alla fin fine tutto ruota intorno a quell’atto che si prende tutto il corpo in braccio, detta il ritmo al sangue, al respiro e al cervello e non c’è modo di stonare”. Continua così. Continua a scrivere, a stringere i denti, a camminare.
    Ché il corpo, dopo la prima mezz’ora, riscalda sempre (c’è sempre una consolazione dopo una disperazione).
    Ciao,
    Gab.

  5. bellissimo, complimenti per il coraggio, abito sulla francigena e ogni giorno mi viene voglia di prendere su lo zaino e camminare. Buon cammino.

  6. In bocca al luppolo per il ginocchio.

    Lunedì passo da quelle parti, partendo dalla provincia di TR, e andando verso MS: se hai bisogno che ti porti qualcosa da casa tua, fammi un fischio, e faccio da staffetta.

  7. Ho sentito che in Toscana la neve cade copiosa. Spero che almeno la spazzaneve ti abbia sgombrato la strada.
    Volevo chiederti: ma durante quelle lunghe marcie, a cosa pensi? Quando ti sei stufato di ascoltare la musica, pensi a qualcosa o la fatica è tale che procedi senza accorgertene?

    • non ascolto musica durante la marcia, se sono su asfalto per motivi di sicurezza, se sono su sentiero per godermi i rumori del luogo. penso a tante cose, penso ai micro-obiettivi quotidiani, alle persone incontrate, mi immagino le tappe future, scruto il cielo, penso all’inghilterra, penso alla doccia calda, e spesso mi perdo e va a finire in fantasticherie che c’entrano poco con quello che sto facendo…

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