Archivi del giorno: 18 gennaio 2010

Cavour chi?

Io adesso li capisco i piemontesi. L’avrei voluta unire anche io l’Italia se fossi stato piemontese e sotto di me ci fosse stato quel guazzabuglio di regni e repubblichette. Perché le Alpi fanno proprio questo effetto. Da lontano sembrano nuvole ma quando ti avvicini, beh quando ti avvicini sono proprio un cancello dorato, una meravigliosa siepe di granito rosa. Non ti passa neanche per il cervello che quello non debba essere il segno di qualcosa: cioè loro ti guardano, autorevoli, paterne, ti dicono: vai tranquillo, qui ci pensiamo noi a fare la guardia, tu divertiti coi piedi a mollo nel Mediterraneo. Insomma, non puoi proprio considerare l’idea che con cotale barriera ci siano ulteriori separazioni giù a Sud, la gente là sotto dovrebbe starsene in pace (e invece, vabbè). Mi fermo qui, chè poi entro in campi che non mi competono e sparo castronerie storiche e la mia mamma mi bacchetta (la mia mamma insegnava Storia, da piccolo essendo a corto di favole mi addormentava con i miti greci, poi ci credo che uno parte a piedi per l’Inghilterra…). Questo per dire che da un po’ di giorni, quando la nebbia me lo concede, faccio dei lunghi faccia a faccia con le Alpi e rimango incantato a guardarle e mi domando come mai farò a passarle, come mai chiunque possa anche solo pensare di passarle. Ah, domani seguo la Dora Baltea (sì, sto imparando i fiumi italiani, fa molto figo) ed entro in Val d’Aosta. Son partito da Terni, a piedi, per chi non lo sapesse.

Stasera dormo dall’ultimo couchsurfer italiano (nei boschi vicino a Ivrea), poi mi aspettano ostelli e amici di amici e polenta fino al confine. Ecco, CouchSurfing. CouchSurfing salverà il mondo. Dovrebbero dargli il nobel per la pace a chi l’ha inventato. Finora ho sempre dormito in posti bellissimi, ascoltato storie interessanti e conosciuto persone simpatiche. SEMPRE. Lo so, l’ho già detto ma voglio ripetermi: fotografi, insegnanti, contadini organici, tour operatori italo-indiani, musicisti giramondo, balestrieri, altri giramondo, sommelier, appassionati delle cose più strane – auto americane, pappagalli o birre belghe. Senza dubbio la cosa migliore del viaggio, e quella che mi da più fiducia per il proseguimento, trovare spiriti affini che mi offrono il divano in cambio della mia storia.

Qualcuno, qualcuno che mi aveva conosciuto prima di partire e mi ha rivisto pochi giorni fa, ha detto che ora ho uno sguardo diverso. Lo stesso che ha visto in altri malati di viaggio. Io non so che dire a riguardo, quello che faccio mi sembra molto normale, ha assunto una quotidianità elementare, non dovremmo stupirci di voler conoscere cose (e persone, le persone cazzo!)  nuove ogni giorno e toccarle con mano. Davvero, avvicinarmi alla Manica 20 km al giorno è quello che faccio adesso, ho iniziato a farlo e ogni mattina mi viene spontaneo continuare. Che sia questo il sintomo della malattia?

Situazione clinica: ho perso un paio di kili, convinto i piedi che le vesciche erano inutili, fatto conoscenza dei miei tendini e delle loro abitudini, coltivato una barba da capretta e lavato i miei tre panni ogni santo giorno. Direi che ci sta, dopo circa 800 km.

Animale guida: nutria e airone
Frase ricorrente: ma non hai freddo?

p.s.: sono un po’ a corto di connessioni veloci per cui rimando l’upload di altri video e foto, spero di rimediare presto.
p.p.s.: se siete di Milano, o Genova, o Torino, o dei dintorni di queste città, o di qualunque altro posto, forse volete dare un’occhiata a questo: GeMiTo. Anche qui.

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