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Affanno

Rieccomi. Mi scuso con tutti quelli che si aspettavano aggiornamenti più frequenti ma le ultime due settimane sono state incredibilmente convulse e sono arrivato col fiatone (e una brutta tonsillite) agli ultimi giorni. Questo fine settimana ho poi staccato completamente la spina per dedicarmi ai festeggiamenti per il matrimonio di due dei miei amici più cari, ho potuto riabbracciare persone che vivono letteralmente sparse per l’Italia e il Mondo che non vedevo da secoli ed è stato il modo migliore per fare il carico di affetto di cui avrò immensamente bisogno.

Per quanto riguarda i preparativi sono stato indaffaratissimo nel reperire gli ultimi materiali e testarli, tracciare i percorsi gps e (ri)contattare gli ospiti lungo il percorso, il tutto ritagliato nel poco tempo libero rimasto nonostante la fine del rapporto di lavoro risalente ormai, come da programma, al mio compleanno. Dato l’anticipo, o almeno quello che ritenevo tale, con cui ho cominciato a prepararmi non credevo che sarei arrivato così in affanno a pochi giorni dalla partenza: al che ho cominciato a sospettare che in realtà per un viaggio del genere non si può mai essere veramente pronti. Direi che è giunto il momento di mettere insieme quello che ho raccolto, organizzarlo al meglio, chiudere bene la giacca e mettersi a camminare. Ormai di questo viaggio ne ho parlato troppo, sono arrivato al paradosso di raccontarlo senza averlo ancora fatto ed è bene mettere fine a questo rapporto schizofrenico con una bella passeggiata verso il nord Europa.

Conto nei prossimi due giorni di pubblicare il programma dettagliato del viaggio e altri informazioni utili a chi vorrà seguirmi.

Il pellegrinaggio nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Venghino siòre e siòri, s’accomodino, guardate che bella roba che vi porto, non v’accalcate che ce n’è per tutti, venghino!

Vi ho portato oggi, come promesso da tempo, una meraviglia del fai da te, la sua quintessenza oserei dire: un oggettino che a farselo da soli costa nulla, è meglio di qualunque altra cosa in commercio e, e qui mi rivolgo agli amici camminatori, pesa come un capello di fanciulla. La lattina-fornello! Seguendo e mescolando le precise istruzioni di decine di video del Tubo (come questo) siamo riusciti a costruire questo gioiello che signoramia glielo giuro, vi fa bollire mezzo litro d’acqua più veloce del fornello di casa. Voilà, il nostro prodotto:

A differenza degli ammerigani noi non ci abbiamo messo la fibra di vetro che non ci piace, e ci spruzziamo dentro dell’alcol denaturato che avete tutte in casa vostra care amiche, u-n-a b-o-m-b-a! Ma dove andremmo senza l’internét?

Secondo oggettino di oggi, meno sofisticato ma non per questo meno soddisfacente, è il filo per i panni di cui vi avevo già parlato siòri. Economico anche a comprarselo direte voi. Sì, se siete ammerigani. Altrimenti le spese di spedizione vi bruciano il portafoglio e co’ ‘sta crisi bisogna risparmiare. 3 euro di gomma para, un paio di nodi e il gioco è fatto. Voilà, il nostro prodotto:

E per finire in bellezza, un po’ di musica che ci piace tanto alle vostre siòre che non ballano mai. Quando ho aperto il blog, proposi una serie di progettini laterali, così per divertirsi un po’, e lo chiamai Colonna sonora. Beh, il mio amico Francesco (13 anni!) l’ha presa proprio alla lettera e, pensate un po’ siòri miei, ha composto un pezzo appositamente per il mio viaggio. Ed è allora sulle note di Francesco che vi saluto amici miei, ci rivediamo al prossimo giro. Cliccate qui per la musica. Alè!

p.s.: dimenticavo siòri, ci ho anche aggiunto le foto sulla barra laterale.

Una curva ogni 40km

Il seminario del Movimento Lento è stata un’esperienza meravigliosa. Arrivarci con la mia pandina a metano lungo le noiosissime e nebbiose autostrade del nord-ovest è stato il miglior approccio possibile. Due giorni a base di chiacchiere, gps e nduja, con i boschi piemtontesi che se la giocano con gli omologhi canadesi. Alberto, Federico e Susanna sono stati ospiti premurosi. Ho conosciuto persone eccezionali tra cui  Riccardo, Immacolata (non è un pseudonimo!) e Fausto. E son tornato con questo giocattolino. Ognuno ha avuto consigli da darmi e sostegno da offrirmi. Tutti genuinamente interessati al mio progetto e disposti ad aiutarmi senza nulla in cambio se non la condivisione dell’esperienza. Da non crederci.

So che avevo promesso altri contenuti nello scorso post ma gli impegni e un brutto raffreddore mi stanno rallentando. Mi faccio perdonare con qualche foto da Roppolo:

Ròpo (o Assaggi di nord)

Stasera parto per Bologna, dove farò tappa per ripartire sabato mattina alla volta di Roppolo per l’incontro del Movimento Lento al quale mi hanno “arruolato a forza” come scrive Alberto. Vado a giocare con dei navigatori gps, passeggiare per i boschi piemontesi che dovrebbero rivedermi barcollare verso metà gennaio e conoscere un po’ di gente che ha già fatto pellegrinaggi più o meno francigeni. Sono molto curioso e sicuro di tornarne arricchito. Nella prossima puntata: come un pellegrino tecnologico può costruire un fornello da far schiattare McGuyver d’invidia. Buon weekend, vado ad assaggiare un po’ di Nord.

Una luna comoda comoda (o L’elefante viola)

Parto tra una luna. Giusto un giro di cielo e mi metto in cammino. Mi piacciono le ricorrenze, mi piace ragionarci, farle coincidere artatamente con eventi illusori. Mi ero ripromesso che a partire da un mese prima della partenza avrei cominciato a simulare lo stile di vita del cammino: lavarmi la biancheria la sera, dormire per terra, mangiare poco e spesso durante il giorno. Arrivato al giorno fatidico, mi sono riso in faccia da solo, ho buttato i panni sporchi per terra e mi son spaparanzato sul divano bevendo un calice di buon rosso. Ci sarà tempo per patire, chè ora ho ancora un lavoro e da domani pure un corso super intensivo di grafica, altroché campeggiare dentro casa dei miei, tzk!

Oggi è arrivata la popote che avevo ordinato dall’Ammeriga: è leggera da non crederci, appena la provo vi faccio sapere. E per fortuna che sono attento ai soldi (e ne ho pochi), che altrimenti di questi giochini super-tecnici da campeggio me ne comprerei a dozzine e non basterebbero due zaini (a proposito, date un’occhiata al formidabile zaino con cui Ann affronterà il suo fantastico cammino da Kiev a Patrasso: solo settevirgoladue ridicoli kili!). Ora vorrei costruirmi uno dei fornelli di Jason, il primo tentativo non è andato un granché. Meglio invece è riuscita la copia del filo per stendere i panni, che costa pochi dollari ma sembra esistere solo in Ammeriga e con le spese di spedizione diventa piuttosto ridicolo come acquisto: il mio primo prototipo è già soddisfacente, sebbene perfettibile, e mi è costato solo un euro e cinquanta di gomma para. Come dicono gli ammerigani, DIY or DIE, che in italiano potrebbe suonare tipo: fai da te o fattela in c…

Ho anche rifatto il trucco al mio canale youtube e al mio album flickr, non andateci adesso tanto li trovate desolatamente vuoti. E già che ci siete, non pensate neanche a un elefante viola. Torno a tracciare percorsi su Google Earth e scrivere richieste di ospitalità. Bevendo rosso sul divano, ovvio.

Nientepopodimeno (o Vetta Infuocata)

Non mi resta
che camminare

Taneda Santoka, Zen saké haiku

Secondo la riflessologia plantare cinese, il punto in cui mi è cresciuta la verruca corrisponde al cioccolato. Mangiandone una quantità rilevante si accelera la guarigione dei danni del fastidioso virus CMF (Cazzate dei Medici Frettolosi). Quello che non strozza, ingrassa. Come il cioccolato. Infatti mentre mi impegnavo, con successo, a passare quattro giorni in pigiama e a dar soddisfazioni alla cucina materna, mi arrivava la conferma di ben due (due!) sponsor tecnici. I negozi, uno di Stroncone e uno di Passo Corese, mi danno un sacco di roba ultratecnica; in altre parole, mi ingrassano. Vertigini Sport (altitudine 255,35 m) mi procura zaino e sacco a pelo. Noi Sport mi veste dalla testa ai piedi: giacca, pantaloni e completi intimi, grazie al sostegno nientepopodimeno che di Columbia. Che dire? Grazie, grazie, thank you. Avrò più patacchine addosso di una vettura di formula 1 ma starò bello caldo e asciutto.

Si dovrebbe capire dal tono, comunque lo esplicito: ho sbollito l’ira e la preoccupazione dei giorni scorsi, grazie soprattutto alle amorevoli cure della mia méta (che è appena tornata a fare quello, la méta appunto), ma anche agli incoraggianti commenti ricevuti dalle persone più disparate, pieni di consigli e sostegno. Il piede è quasi guarito, l’attrezzatura si sta pian piano componendo, il cioccolato è buono. Non mi resta che camminare.

Partenza a rischio ritardo (ah, dimenticavo: vaffanculo)

Attenzione, post crudo.

La ferita causata dalla verruca tardava a cicatrizzarsi. All’inizio era solo colpa di un medico incompetente e arrogante. Da oggi se n’è aggiunto un altro: il podologo che stamattina doveva limitarsi a pulirmi calli e duroni ha ben pensato di mettersi a ravanare anche nella verruca riaprendo così la ferita che andava asciugandosi. A metà mattinata avevo il calzino inzuppato di sangue. Il pomeriggio si è riaperta la ferita e ci sono volute due ore a fermarla. Ora ho il piede completamente fasciato e sono incazzato nero: dicono ci vorrà un mese per curarla completamente. Non posso allenarmi, nè portare le scarpe da cammino per abituarle al piede e soprattutto rischio di dover posticipare la partenza. Colpa mia, dovevo lasciar stare l’innocua verruca che d’altra parte era stata lì per anni senza dar alcun fastidio. Certo, se un medico mi dice che è questione di un giorno, tendo a credergli. D’ora in poi, seguire una regola di cristallino buonsenso: non andare da un medico se non si sta male. Non ho mai avuto così tanto bisogno di piedi sani, è paradossale.

Almeno c’è anche qualche buona notizia: progressi positivi sul versante sponsor tecnico, ne scriverò presto. E soprattutto domani arriva la méta del mio viaggio a farmi compagnia per un po’. Quando c’è lei, in genere va tutto bene.